Antonio D’Acunto ceramica

La ceramica originale di Vietri sul Mare

scrivono di Antonio D’acunto ceramista puro…

Nel Gran Premio del XVI Concorso Ippico della Meridiana di CastelRovere, in svolgimento al Parco del Mercatello di Salerno, un oggetto d’arte vietrese verrà conferito al trionfatore della massima categoria di salto ad ostacoli.

Antonio D’Acunto ceramica. Uno smalto ardito, ossido, selenio, scintille di luce che si rifrangono sulle linee di un dorso curvo, sinuoso, non più reale, una coda che termina spigolosa ad incontrare la materia di cui è fatto questo simbolico cavallo, esemplare unico ed originale che risponde all’idea ed alla mente di Antonio D’Acunto. Ci ricorda una sorta di Bucefalo, cavallo mitico di oriente, indomito, regale, cavalcatura mitica e suprema. Questa l’opera, questa la prima impronta tangibile della ceramica che apparirà   in “campo” -quale premio speciale da consegnare al trionfatore della massima categoria della giornata di domenica. L’ oggetto d’arte nasce  dalle mani sensibili e creative del maestro Antonio D’Acunto, artista di Vietri sul Mare classe 1964,   svolge l’attività di vasaio presso il suo laboratorio di ceramica a Molina di Vietri. Allievo del maestro Carmine Carrera ha partecipato a varie mostre collettive in Italia ed in Europa, ultimo grande successo la mostra “Tauromachia” nel 2008. L’artista vietrese sta lavorando ad un altro notevole allestimento d’arte. Antonio D’Acunto ceramica

La mano sapiente del maestro D’Acunto è mano sensibile, una mano gentile e delicata da cui nascono tutte le forme: forme avveniristiche e arcaiche al contempo, con la propensione a dare luogo ad una zoologia fantastica, archetipica, simbolica, emblematica. Il cavallo di D’Acunto è immagine di forza, idea estrinseca ed intrinseca di un mondo immaginifico che può suscitare il cavallo, ancor più magico grazie all’utilizzo di uno smalto e di una sperimentazione cromatica metafora , di sogno, di specchio di luce e dell’anima. Ma per noi che viviamo  l’essere cavallo nella sua accezione agonistica, il cavallo di Antonio D’Acunto ceramica ci suggerisce due interpretazioni: l’equitazione che attraverso la tecnica si fa  arte e il concetto di tatto equestre simile alla mano creatrice di un fine “vasaio”. Ecuyer, in equitazione, è definito quel cavaliere che sa addestrare un cavallo, condurlo con precisione e rendersi conto dei mezzi che gli hanno procurato questi risultati; in poche parole è così definito quel cavaliere che sa fare dell’equitazione un’arte. L’Arte Equestre nasce con il Rinascimento Italiano, dove nelle Accademie si ricercava la riunione necessaria sia per conferire al cavallo l’istantanea mobilità in tutte le direzioni durante il combattimento, sia per ragioni di ordine puramente estetico (equitazione di corte) al fine di ottenere la stilizzazione delle andature, lo sviluppo del ritmo e dell’armonia dei movimenti fino al più alto grado di perfezione stilizzata nelle arie di Alta Scuola. La teoria ci insegna a lavorare seguendo buoni principi e questi principi, lungi dall’opporsi alla natura, devono servire a perfezionarla con l’aiuto dell’Arte.”


Oltre agli aspetti tecnico- teorici e alla loro corretta applicazione è indispensabile al cavaliere riconoscere il carattere e la personalità del cavallo: “La conoscenza dell’indole di un cavallo è uno dei primi fondamenti dell’Arte di montarlo”. L’arte ha tante sfaccetature, ma senza amore non ci può essere nessuna arte: l’arte è la sublimazione della tecnica attraverso l’amore. Così scriveva il grande Maestro Portoghese Nuno Oliveira.  Ho citato così rapidamente questi piccoli spicchi di infinita profondità equestre per sottolineare come l’equitazione- in quanto tecnica in quanto scienza esatta- porti dentro di sé una infinita corrispondenza nella parola arte. Equitazione come l’arte di governare le forze muscolari del cavallo, come anche la capacità di saper coniugare l’arte del saper fare, dominio dell’artigiano e l’arte oggetto dell’estetica, dominio dell’artista, si incontrano…. Ma è solo nell’Alta Scuola e qualche volta nello sport che l’equitazione può evocare il sentimento del bello, che è proprio dell’arte, come scriveva Licart. Per Mangilli l’equitazione eccelsa è un insieme di scienza e arte: il cavaliere completo deve associare lo studio e la riflessione delle conoscenze tecniche e scientifiche al suo senso artistico, espressione di sensibilità e intuito, che fornisce al cavaliere la possibilità di agire con ogni parte del suo corpo seguendo una infinita gamma di intensità delle finezze, nel controllo degli equilibri e nel non lasciarsi sfuggire alcuna eventuale contrazione o rilassatezza. Il Gen. L’Hotte nelle sue Questioni Equestri definisce il tatto equestre come ”un sentimento tutto particolare che ha la proprietà di far discernere la natura, buona o cattiva, delle contrazioni del cavallo, e di far guida al senso della tempestività e della misura delle azioni dell’écuyer” – “questo sentimento, che il lavoro sviluppa, ma non potrebbe far nascere, è tanto necessario al cavaliere, quanto al pittore è indispensabile il senso del colore, al musicista il sentimento dell’armonia dei suoni”……e alla mano del ceramista Antonio D’Acunto che affonda nell’argilla e porta in superficie una vita, una vita plasmata dalla materia, come il cavaliere interpreta ancor più divenendo parte, essenza, egli stesso, tutt’uno con il corpo del cavallo, fino alla fusione dell’essere estremo “il centauro”. Suggerimento questo per il maestro D’Acunto per una prossima felice ed immaginifica creazione forte.